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Open data: condividere i dati della pubblica amministrazione

19 febbraio 2012

 

 

 

 

Abbiamo parlato più volte di Open Government: suona come un mantra della buona politica possibile, tesa cioè a rendere più trasparente ed efficace la governance della cosa pubblica.     E il firmamento sa quanto ne ha bisogno l’Italia.

Questa ottima intenzione sta alla base di una serie di azioni per la cosiddetta agenda digitale che su input europeo sta scandendo una road map per l’innovazione sostanziale del nostro Paese. Per attuare tutto questo è stata istituita una “cabina di regia” che s’è riunita qualche giorno fa con la cooperazione di tre ministri: quello per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, quello dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e quello dell’Economia e delle finanze. E’ l’approccio giusto, sotto il segno dell’interoperabilità, teso a coordinare gli interventi pubblici verso tutti gli enti locali, perseguendo come obiettivo prioritario la “modernizzazione dei rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese, attraverso azioni coordinate dirette a favorire lo sviluppo di domanda e offerta di servizi digitali innovativi”.

La pratica più importante per avviare questo processo riguarda l’uso pubblico dei dati di interesse nazionale con una particolare attenzione ai dati territoriali. E’ ciò che viene definito Open Data: i dati della pubblica amministrazione resi pubblici, attraverso un formato “aperto” e non chiuso in software proprietari che ne impediscono il libero utilizzo.

Open Data vuol dire che il dato può essere utilizzato, riusato e ridistribuito, secondo i principi della condivisione e della cooperazione che ne amplifica il valore di bene comune: informazione che possa esprimere un sempre più alto valore aggiunto nei termini di pubblico utilizzo.E’ un segnale forte di emancipazione culturale che riconosce nella filosofia dell’open source il concetto cardine e abilitante. Una prassi questa che fine a qualche tempo fa sembrava una cosa da smanettoni informatici, se non addirittura hacker, mentre oggi sono i governi a farla propria.

Il modello di riferimento per questa buona pratica, ormai diffusa in tutto il mondo, è l’amministrazione Obama che ha emanato la direttiva sull’Open Government del dicembre 2009, concretizzata con la piattaforma data.gov che ha creato un unico punto di accesso a tutte le informazioni pubbliche prodotte dal governo.

Questa azione ha visto diminuire la distanza fra i cittadini e l’apparato pubblico mettendo al primo posto il tema della trasparenza, a cui segue un consistente risparmio di fondi pubblici e, soprattutto un nuovo slancio economico indotto dalle opportunità di utilizzo dei dati da parte delle aziende, attraverso l’uso intelligente dell’open source, dei social media e del cloud computing.

Su questo fronte degli Open Data è molto attiva l’associazione Stati Generali dell’Innovazione che segue da vicino i lavori della cabina di regia governativa, per cui si prevede a marzo un incontro pubblico consultivo sui temi dell’agenda digitale che sarà poi (a maggio) il punto focale del prossimo Forum PA.

link utili:

La piattaforma di Data Gov dell’amministrazione Obama

http://www.data.gov

Le proposte di Stati Generali dell’Innovazione sull’Open Government

http://www.statigeneralinnovazione.it/online/progetti/proposte-per-l-innovazione/realizzare-le-condizioni-per-linnovazione-lopen-government/

Il tema affrontato dal Forum PA

http://saperi.forumpa.it/story/65408/l-innovazione-collaborativa-l-agenda-digitale


il videoforum di Unitag sui temi dell'Innovazione nella Pubblica Amministrazione
http://video.unita.it/media/Tecnologia/Forum_Unitag_Novembre_Innovazione_Prima_Parte__3411.html

L'ultimo numero del mensile Unitag
http://edicoladigitale.unita.it/unita/books/120206unita/#/20/
   
 
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